Sezione Cultura

da Leadership Medica n. 283 del 2010

Molti sono gli emblemi della religione del Vangelo in ogni angolo d’Egitto, parecchi nella sua capitale: Il Cairo. Tra questi una collina, quasi una montagna incantata, il Mokattam.

E' un momento cruciale e terribile per la storia contemporanea e le sorti future dell'Egitto, Paese faro del mondo arabo, Paese da sempre connotato da rapporti privilegiati con il bacino del Mediterraneo e con l'Occidente in genere, terra che i suoi stessi abitanti chiamano "Umm el Donya" ("Madre del mondo") per via di una cultura millenaria, ancora oggi perfettamente e grandiosamente testimoniata: la terra del Nilo fu sede e crocevia di civiltà antiche e raffinate, alla base del moderno "idem sentire"; e fu grembo accogliente per tutte le più importanti religioni del mondo occidentale, da quelle pagane e politeiste del mondo antico, oggi estinte, ai tre grandi monoteismi, che da soli oggi coprono i tre quarti della vita spirituale del pianeta. 

E presenza importante, ancor oggi fondamentale nella dialettica costruttiva della società egiziana, fu da sempre il Cristianesimo: nel Sinai e in riva al Nilo si concretizzò il viaggio in Egitto della Sacra Famiglia, quella fuga, che in realtà, nel racconto evangelico, diventa anche omaggio e contatto con un Paese raffinato e antichissimo, baluardo solido di grande fermento spirituale. Una geografia possibile del viaggio in Egitto di Giuseppe, la Madonna e il Bambino è stata costruita dagli esegeti e tocca oggi luoghi pregnanti del Sinai, fino al Cairo stesso per finire ad Assiut (Medio Egitto), dove importanti monasteri sorsero nel V secolo a ricordare eventi simbolo della fede in Gesù e a ergersi a baluardo eroico della religione cristiana, minacciata dall'arrivo delle orde islamiche più radicali. E ancor adesso questo eroismo al limite del martirio si palpa in vescovi e monaci, in tanti fedeli (i cristiani-copti sono quasi 10 milioni), mai disposti a rinnegare le loro radici spirituali. Ecco quindi i pellegrinaggi quotidiani e quasi la venerazione da parte di migliaia di fedeli sui luoghi-chiave della religione cristiana, numerosissimi in quello che fu il Paese dei Faraoni. Molti sono gli emblemi della religione del Vangelo in ogni angolo d'Egitto, parecchi nella sua capitale: Il Cairo. Tra questi una collina, quasi una montagna incantata, il Mokattam, ai piedi della quale sorge la Cittadella, fatta costruire dal feroce Saladino, simbolo del Cairo islamico, quasi una provocazione. Provocazione, che però nei secoli i copti, forti del loro evangelico ecumenismo, non hanno raccolto, invitando anzi in un abbraccio fraterno i musulmani, egiziani come loro, a venerare insieme questa sacra altura, emblema imponente di una città, ora una megalopoli, dal passato illustrissimo. Il Mokattam appunto: gli egiziani la considerano, come detto, una montagna, in realtà è una collina che domina il lato est dell'agglomerato urbano cairota.
Anche se poco segnalata nei circuiti turistici, la salita al Mokattam è un itinerario molto singolare, che parte dallo squallore ammorbante dell'estesa baraccopoli degli "zibellin" (i raccoglitori della pattumiera dei 19 milioni di cairoti) e arriva alla vetta, punto delle tradizioni più antiche che avvolgono la memoria del luogo.

Durante l'epoca faraonica, la zona era un'enorme cava di calcare, da cui gli egizi traevano i massi per costruire le piramidi (anche se le cave più famose, ma anche più lontane erano quelle di Asswan): e ancora oggi si possono notare le imponenti formazioni calcaree. La leggenda, che rende ancora più suggestiva "la montagna", si innerva però su un episodio sacro, tutto cristiano; una sorta di evento miracoloso avvenuto durante il periodo della dominazione islamica.
Pare che il califfo dell'epoca (epoca Fatmide, verso la fine del primo millennio dopo Cristo), Al Mu'izz Ledeenallah Al Fatemy, si dilettasse ad organizzare incontri con i rappresentanti delle altre fedi per intavolare appassionanti discussioni, filosofiche e teologiche. Durante una di queste riunioni l'ebreo Jacob Ibn Killis avrebbe provocato il pope copto Anba Abrama proposito del versetto di Matteo 17,20 ("Se aveste fede pari a un granellino di senapa, potreste dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterebbe"), chiedendogli di dimostrare la validità delle parole di Gesù. Una provocazione sostenuta anche dal califfo, una sfida per i cristiani d'Egitto, pena la loro sopravvivenza. Narra la leggenda che dopo tre giorni di preghiere e digiuni fosse stato scelto un tal Simone detto "il conciatore", per realizzare il miracolo. Ebbene quest'uomo dalla fede pura e incrollabile sarebbe stato capace di suscitare un terribile terremoto, che sconquassò il Mokattam fino a sollevarlo in cielo per tre volte. Un prodigio alla base poi delle ottime relazioni tra il califfo e i copti d'Egitto. Ma nonostante il fatto miracoloso, di san Simone "il conciatore" si persero subito le tracce e anche il monastero in cima al Mokattam (che porta il suo nome) non conserva alcun resto del santo.La salita alla cima del Mokattam riserva poi un'altra peculiarità, quasi una sorpresa tanto più pregnante visto il contesto di degrado: le pareti di roccia sono qua e là incise da rilievi che raffigurano episodi biblici, scolpiti di recente da un artista polacco, e sembrano accompagnare il percorso di ascesi del visitatore. Oggi però purtroppo il Mokattam è tristemente famoso, oltre che per i raccoglitori di immondizie che - come detto - brulicano nell'enorme discarica (sono circa 17 mila che dal mattino presto rovistano tra le montagne di rifiuti), anche per ripetuti smottamenti delle friabili pareti in calcare, spesso micidiali agenti di morte: il terreno e i grossi massi, franando, schiacciano impietosamente i poveretti alle pendici, che non sono stati mai seriamente protetti da simili catastrofi: sono ritenuti cittadini "minori", sia perché miserabili sia soprattutto perché di religione cristiana e quindi degni di un'attenzione secondaria, almeno fino ai tempi recentissimi dell'ultimo Governo, e questo li condanna a morte, vittime della "crudeltà" inesorabile di una montagna, che paradossalmente per loro è sacra; nessuna opera di consolidamento, nessun intervento di protezione da parte delle autorità.

Eppure la salita da questi inferi maleodoranti, ma ricchi di vita e di fede, alla cima della collina è davvero suggestiva, quasi catartica, proprio nel ricordo dell'antico miracolo di San Simone: dopo una serie di tornanti si conquista la vetta e si gode un panorama mozzafiato sulla metropoli sottostante, spettacolare alla luce del tramonto. Proprio al crepuscolo con un po' di fortuna (se si dirada la spessa coltre dell'inquinamento urbano) si riesce a vedere il disco solare fare capolino dietro le tre piramidi di Gizah: quasi un ricordo del dio Ra degli egizi, che ogni sera muore, si spegne negli inferi, per poi puntualmente tornare in vita il mattino dopo.

Dottor Aristide Malnati