Cultura

da Leadership Medica n. 271 del 2008

Scrittura protocananea nei testi delle piramidi: un primo sguardo alla storia dell’ebraico nel III secolo a.C.

La domanda circola già da tempo negli ambienti dell’Egittologia e in generale in quelli degli studi umanistici: i costruttori delle piramidi Gizah nel corso della IV Dinastia (2550 a. C. circa) furono, anche solo in parte, di origine semita? E poi ancora: erano schiavi o tutti operai salariati, pagati soprattutto con derrate alimentari (pane e birra), come mostrerebbero le iscrizioni nelle tombe degli operai, scavate da Zahi Hawass recentemente e attigue alla stessa piana delle piramidi e della sfinge?

Domande decennali e comunque complesse, alla cui risposta potrebbe in parte concorrere una recente e in sé rivoluzionaria scoperta avvenuta in seguito a ricerche recenti e prontamente studiata e presentata dai suoi autori; essa mostra, anche se non entra nello specifico dei costruttori delle piramidi e degli altri monumenti, il rapporto profondo, se non altro a livello linguistico, culturale e commerciale, tra mondo egizio e protosemita (la civiltà dei cananei).

Su detta scoperta e su simili tematiche ad essa sottese, è svolta appunto poco tempo fa, all'Università di Gerusalemme, la prima presentazione pubblica del più antico testo semitico continuo mai decifrato.
Il dettagliato rendiconto è stata tenuto impeccabilmente da Richard Steiner, professore di lingue e letterature semitiche comparate alla Yeshiva University di New York: l’avvenimento si è concretizzato in una conferenza magistrale dal titolo "Scrittura proto-cananea nei testi delle piramidi: un primo sguardo alla storia dell'ebraico nel III secolo a. C.".
Il luminare, fra l'altro membro dell'Accademia per lo studio dell'ebraico, ha decifrato negli ultimi 25 anni parecchi testi semitici in vari scritti egizi; e di conseguenza, forte della sua preparazione accademica, è riuscito ad interpretare anche dei passaggi semitici in testi egizi scoperti oltre un secolo fa, inscritti sui muri sotterranei della piramide del re Unas a Saqqara in Egitto. La piramide risale al XXIV secolo a. C., ma gli egittologi convengono che i testi sono più antichi: le date proposte variano dal XXV al XXX secolo.
Non era mai stato decifrato alcun testo semitico continuo di questo periodo.
I passaggi – incantesimi contro i serpenti scritti in geroglifici – avevano incuriosito gli studiosi che cercavano di leggerli come testi egizi ordinari. Ma tutto è cambiato, sotto gli impulsi geniali del docente americano; Steiner ricevette una email da Robert Ritner, professore di egittologia all'Università di Chicago, che gli chiedeva se alcuni passaggi potessero essere semitici. Fu l’illuminazione: "Ho immediatamente riconosciuto le parole semitiche per "madre serpente" – ha detto Steiner – In seguito è apparso chiaro che gli incantesimi, composti in egizio e non in semitico, parlano anch'essi della madre serpente, e che i testi egizi e semitici si chiariscono a vicenda".
Benché scritti in caratteri egizi, i testi sono stati composti nel linguaggio semitico parlato dai Cananei nel III millennio prima di Cristo, una forma molto arcaica delle lingue in seguito conosciute come fenicio ed ebraica. Ed erano proprio i sacerdoti cananei dell'antica città di Byblos, nell'odierno Libano, a fornire questi testi ai re d'Egitto: è cosa nota e testimoniata.

La città portuale di Byblos era di importanza vitale per gli antichi egizi: di là importavano tra l’altro la legna di cedro per le costruzioni e la resina per la mummificazione. La nuova scoperta dimostra che importavano dunque anche incantesimi per proteggere le mummie reali dai serpenti velenosi, che si pensava comprendessero il cananeo. Benché gli egizi ritenessero la propria cultura superiore a quella dei loro vicini, il loro morboso terrore dei serpenti li costringeva – in qualche modo - a prendere in prestito la magia semitica.

"Questo ritrovamento dovrebbe essere molto interessante per gli storici della cultura – ha detto Steiner – Anche ai linguisti interesseranno questi testi. Essi dimostrano che il proto-cananeo, l'antenato comune del fenicio, del moabita, dell'ammonita e dell'ebraico, esisteva già nel III millennio, come lingua distinta dall'aramaico, dall'ugaritico e da altre lingue semitiche. Inoltre i testi forniscono la prima prova diretta della pronuncia dell'egizio in questo periodo primordiale".
I testi saranno importanti anche per gli studiosi della Bibbia, in quanto fanno luce su parecchie parole rare che compaiono nelle Scritture.
"Si tratta di una scoperta sensazionale – ha detto Moshe Bar-Asher, professore di ebraico all'Università di Gerusalemme e presidente dell'Accademia della Lingua Ebraica – E' il primo attestato di una lingua semitica in generale, e proto-cananea in particolare".

Dottor Aristide Malnati